Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban

di Ugo Cesare Tonelli | Category: Archivio Cinema Rating: RC tematiche

★★★★
Bravo Alfonso.
Bravo.
Il terzo film della eptalogia (anche se i film saranno otto) del maghetto più famoso del mondo guadagna finalmente punti sul fronte registico, proiettandosi in una dimensione meno infantile e più in sintonia con il mondo dei teenager.
La mano di Cuarón si nota, specie a paragone di quella di Columbus dei primi due episodi. Il film è splendidamente tetro e spicca nella fotografia lunare e onirica di Michael Seresin (che non a caso ha lavorato in film come Birdy e Angel Heart).
C’è da dire che, pur essendo probabilmente il migliore dei tre quanto a fattura, è anche quello che maggiormente risente degli inevitabili tagli alla storia originale, ben più ricca e avvincente che non la trasposizione in celluloide.
Più degli altri due film, Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban è un susseguirsi di episodi legati da un sottilissimo filo, tanto più esile quando raffrontato alla robusta gomena che era nel libro.
In questo, paradossalmente, le due ore e mezza appaiono insufficienti allo sviluppo della trama, per quanto il sempre bravo Kloves abbia fatto più di un salto mortale per dare consistenza a una trama così depauperata di elementi. Un salto che in più di un’occasione genera una caduta.
Così il “momento della verità” nella Stamberga Strillante risulta frettoloso, la figura di Sirius Black un po’ piatta (nonostante il bravo Gary Oldman) e alcuni elementi del film poco chiari nei loro collegamenti.
Già da tempo si sta instaurando a Hollywood (e non solo laggiù) una simbiosi cinema-letteratura che priva molto spesso i film di introduzioni, antefatti e presentazioni di personaggi. Anche qui non c’è nessun tentativo di “venire incontro” a chi non conosca Hogwarts, le lezioni di stregoneria e le regole del mondo dei maghi. Così come la previa conoscenza della storia permette all’inconscio dello spettatore di “riempire” i buchi del film con la sua fantasia.
In questo sta il grande merito di Cuarón.
Consapevole di non poter essere esaustivo sul piano del racconto, si butta anima e corpo nella descrizione dei luoghi, delle situazioni, delle relazioni tra i personaggi. Non potendo avere – visivamente – la forza della narrazione della Rowling, cerca almeno di offrire scorci audaci di quel mondo, per consentire a chiunque di aprire – o riaprire – quel bellissimo libro che è Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban (il migliore come intreccio) e vedere finalmente luoghi e volti con una forza difficilmente eguagliabile.
Dal canto loro ci si sono messi anche gli attori.
Curiosamente un po’ in ombra Daniel Radcliffe (Harry), nonostante alcuni momenti felici di recitazione. Sempre più bravi invece Rupert Grint (Ron) ed Emma Watson (Hermione). Crescono, e si vede. Questo aiuta anche i lettori a focalizzare meglio i cambi umorali dei ragazzi quando leggono i libri della saga.
Tra gli insegnanti, eccellente David Thewlis nei panni di Lupin e gradevolissimo il cammeo di Emma Thompson in quelli della professoressa Cooman. Tenebroso e perfetto come al solito Alan Rickman (Piton). Michael Gambon non fa rimpiangere il compianto Richard Harris. Il suo Albus Silente è composto e adeguato.

Titolo originale: Harry Potter and the Prisoner of Azkaban
Anno: 2004
Regia: Alfonso Cuarón
Sceneggiatura: Steve Kloves (screenplay), Joanne K. Rowling (novel)
Interpreti: Daniel Radcliffe, Emma Watson, Rupert Grint, Gary Oldman, Michael Gambon, Emma Thompson
Durata: 141’

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venerdì 29 gennaio 2010


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